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VERBANIA - 23-06-2022 -- Un anno, 600 euro di multa, la conferma della misura cautelare e la distruzione dell’assegno falso. Tanto costerà al 21enne napoletano arrestato in flagranza lo scorso 16 febbraio la truffa del Rolex sventata dalla polizia a Gravellona Toce. Quel giorno, fuori dalla filiale di Intesa Sanpaolo dove un 40enne cusiano aveva appena concluso la cessione di un Submariner del 2021 da 15.000 euro, c’era una pattuglia della questura, allertata per la segnalazione di un veicolo sospetto la cui targa, inserita in banca dati, aveva fatto scattare un alert. I due poliziotti non sapevano d’essersi imbattuti in una raffinata frode che, senza il loro intervento, sarebbe stata scoperta solo giorni dopo. Lo intuirono all’interno dell’istituto di credito e ne ebbero conferma nelle ore successive.

L’artigiano cusiano, che pochi giorni prima aveva messo in vendita il prezioso orologio da polso sul sito subito.it, era stato contattato dal sedicente Christian (identificato successivamente in Castrese Milano), rappresentante della Folletto e appassionato di Rolex.

L’affare era stato chiuso presto: l’acquirente non aveva nemmeno cercato di “tirare” il prezzo, e aveva accettato le modalità di pagamento. Il venditore, infatti, proprio nel timore d’essere raggirato, aveva preteso d’essere saldato con un assegno circolare a suo nome, nella sua banca, guardando in faccia il suo interlocutore. Fissarono l’appuntamento l’indomani all’Intesa di Gravellona, dove l’impiegata -persona di fiducia dell’artigiano, nonché sua parente- oltre a verificare materialmente l’assegno (rivelatosi un falso d’alta qualità), chiamò i colleghi della banca emittente per chiedere rassicurazioni. Su Google cercò il numero della filiale della Bcc di Busto Garolfo e lo compose, credendo che dall’altra parte vi fosse un impiegato. In realtà c’era un complice, al momento ignoto, che aveva deviato la telefonata e che, quindi, rispondeva reggendo il gioco dei truffatori.

Scoperto il trucco, Milano fu arrestato e messo dal giudice all’obbligo di dimora nel comune di residenza, in provincia di Napoli. Nel processo per direttissima celebrato oggi a Verbania è stato condannato. Il giudice Antonietta Sacco non ha accolto la pena chiesta dal pm Anna Maria Rossi (un anno e mezzo e 600 euro di multa), scendendo a un anno e respingendo le tesi dell’avvocato d’ufficio, Enrico Albert, secondo cui la truffa non è stata consumata ma tentata, e la parte offesa non ha patito un danno economico rilevante.

 


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