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cabinovia mottarone

STRESA - 22-05-2022 -- Dolore e lutto non hanno un tempo, la giustizia sì. A un anno dal disastro funiviario del Mottarone procede l’indagine per accertare le responsabilità. Dopo una prima fase, coincisa con i fermi non convalidati dal gip e il destabilizzante braccio di ferro tra magistrati inquirenti e giudicanti che ha avuto una eco nazionale, è in corso l’incidente probatorio che ha lo scopo di fornire, tramite il confronto dei consulenti tecnici, le risposte agli interrogativi sorti dopo lo schianto. Accertato che sulla cabina numero tre era stato inserito il cosiddetto “forchettone”, un blocco che ha impedito ai freni d’emergenza di scattare e di assicurare la vettura alla fune portante, vanno indagati i motivi della rottura del cavo.

A questo lavorano i periti nominati dal gip Elena Ceriotti -da gennaio in pensione, sostituita dalla collega Annalisa Palomba- che ha accolto l’istanza di incidente probatorio di alcuni degli indagati. I primi nomi a finire nel registro delle notizie di reato sono stati quelli di Gabriele Tadini, Enrico Perocchio e Luigi Nerini, rispettivamente caposervizio, direttore tecnico e amministratore (e socio unico) della Ferrovie del Mottarone, azienda gestore. Tadini tre giorni dopo lo schianto, sentito dal procuratore capo di Verbania Olimpia Bossi e dal sostituto Laura Carrera, ammise l’inserimento dei forchettoni, chiamando in causa gli altri due.

Nell’inchiesta, però, sono poi entrati tutti i soggetti che hanno avuto a che fare con la manutenzione dell’impianto. Oltre alla Ferrovie del Mottarone come società, c’è la Leitner, inizialmente mandataria della ristrutturazione della funivia (tra il 2016 e il 2017) e poi soggetto manutentore in esclusiva, e altre nove persone fisiche legate all’azienda altoatesina o alle subappaltatrici dei controlli.

I reati ipotizzati sono omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, rimozione e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro aggravata dal disastro, falso (per Tadini), attentato alla sicurezza dei trasporti.

Entro fine giugno sono attese le conclusioni dei periti e dei consulenti delle parti. L’udienza per la chiusura dell’incidente probatorio è fissata al 14 luglio. Potrebbe essere l’ultimo atto prima della trasmissione degli avvisi di chiusura indagine e della richiesta di rinvio a giudizio. Di chi lo stabiliranno gli inquirenti, chiamati a valutare i due aspetti principali: la manomissione dei freni (chi la fece, chi sapeva, chi aveva autorizzato), e se la rottura del cavo –anch’essa causa del disastro– non fosse imprevedibile.

Molto più sfumati e fumosi i tempi e i modi per la ricostruzione dell’impianto, che tuttora è sotto sequestro nella sua interezza. Naufragate le proposte dei sindaco di Stresa e Baveno che l’estate scorsa avevano portato più progetti al ministro dei Trasporti Enrico Giovannini, qualcosa pare essersi mosso con la nomina dell’economista Angelo Miglietta a consulente del ministro del Turismo Massimo Garavaglia. Nelle scorse settimane s’è tenuto un incontro con alcuni rappresentanti istituzionali e con gli operatori privati chiuso dall’annuncio di un’ipotetica società mista pubblico-privato per un nuovo impianto panoramico da realizzare con gli strumenti d’emergenza utilizzati per il ponte Morandi.

 


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