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VERBANIA - 23-11-2021 -- Era stata la vicina di casa, titolare di un locale del Verbano situato nella stessa corte, a chiamare i carabinieri. L’aveva fatto quando la più piccola dei cinque figli (di cui una maggiorenne) della signora era stata trovata, piangente, da un suo cliente tedesco, che l’aveva accompagnata in trattoria. “Ci penso io” - aveva detto e, così, con la piccola era salita per le scale sino all’uscio dell’appartamento. Aveva suonato, senza ottenere risposta e, così, aveva telefonato al marito, lavoratore frontaliere, che l’aveva invitata ad entrare per verificare se la moglie, con cui avrebbe dovuto esserci un’altra figlia di un anno e mezzo, non si fosse sentita male. La ristoratrice non volle e decise di allertare le forze dell’ordine.

Arrivarono i carabinieri che, entrati nell’alloggio (la porta era aperta), trovarono la donna quasi priva di sensi, coricata nel letto accanto all’altra figlia. Sostenendo che fosse in preda all’alcol, la denunciarono per abbandono di minore, reato che non ha retto nel procedimento che l’ha vista imputata al Tribunale di Verbania. Le testimonianze del marito e, infine, della ristoratrice, hanno convinto anche l’accusa che non sussistono gli estremi per una condanna. La bambina non si era effettivamente allontanata da casa perché si trovava nella corte e, comunque, mai aveva corso un reale pericolo, circostanza indispensabile affinché si configuri l’abbandono di minore. Su questi aspetti ha insistito il pm Anna Maria Rossi e il difensore dell’imputata, Alberto Zanetta. Entrambi hanno chiesto l’assoluzione, decretata dal giudice.

 


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