
VERBANIA – 26.10.2018 – Abbandono e non maltrattamento.
Anche se derubricato a una fattispecie più lieve nel codice penale, il reato commesso ai danni del cane che aveva lasciato sotto un ponte a Brovello Carpugnino, legato a un palo con poco cibo e una catena di solo un metro, e che morì di un’emorragia intestinale dal veterinario, è valso una condanna all’agricoltore Maurizio Lorenzini. Quell’esemplare di pastore tedesco di due anni era stato lasciato in una zona isolata per custodire la legna che l’uomo aveva tagliato e accatastato per l’inverno. Il 5 febbraio del 2017 la presenza di quell’animale denutrito e sofferente fu segnalata ai carabinieri, che allertarono il Canile di Verbania. Un operatore lo accalappiò, constatando – con tanto di fotografie – lo stato in cui era tenuto, e lo portò a Pallanza. La veterinaria lo trovò fortemente deperito anche per via di una grave infezione parassitaria. Lo ricoverò nella propria clinica accertando la pargovirosi e somministrandogli i farmaci del caso, che si rivelarono inutili perché dopo due giorni di agonia morì per un’emorragia intestinale. Nel frattempo la polizia municipale di Verbania, tramite il microchip, era risalita all’identità del proprietario, che è stato denunciato per maltrattamento di animali, reato per il quale oggi il pm Anna Maria Rossi ne ha chiesto la condanna a 9 mesi di reclusione, non riconoscendogli le attenuanti generiche per la crudeltà del comportamento e per non aver nemmeno mai cercato di giustificare all’autorità giudiziaria quel fatto. Il suo difensore, Giulia Vistoli, ha ricondotto quel comportamento a una questione culturale, chiedendo il minimo della pena. Il giudice Rosa Maria Fornelli ha riscontrato nella trascuratezza del cane non il maltrattamento, ma l’abbandono, reato per cui l’ha condannato a 3 mesi con il beneficio della sospensione della pena.


