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tribunale 17

VERBANIA - 27-05-2022 -- Annaspava in acqua, cercando di restare a galla nelle vicinanze di una tavola. Poi sparì, inghiottito dal lago. Furono alcuni passanti e il cliente di un albergo vicino, il 19 aprile del 2019, ad assistere agli ultimi istanti di vita di Festim Brakollari. Trentasette anni, albanese residente ad Arona con moglie e figlia piccola, era da undici anni il manutentore tuttofare di un residence di Meina. Quel giorno, quando la stagione turistica ancora non era iniziata, era uscito su una tavola da stand up paddle per recuperare un pedalò alla deriva, operazione che non gli riuscì perché, per cause non chiarite, cadde in acqua e morì annegato.

Il suo decesso, secondo la Procura di Verbania, fu responsabilità del titolare del residence, il datore di lavoro che non gli garantì le adeguate misure di sicurezza che gli avrebbero potuto salvare la vita. Accusato di omicidio colposo, l’imprenditore è a processo al Tribunale di Verbania. Il procedimento, il cui dibattimento s’è aperto l’altro giorno, verte sulle mansioni alle quali Brakollari, definito da tutti come un lavoratore instancabile e solerte, molto apprezzato dai titolari e dai colleghi, era addetto. Va accertato, cioè, se il recupero del pedalò, con quelle modalità, fu una sua iniziativa. Secondo i dipendenti del residence, nessuno di loro era autorizzato ad utilizzare le tavole da sup, né vi era motivo perché, nel caso di problemi con i natanti alla deriva, veniva contattata la Guardia costiera. La moglie della vittima, anch’ella impiegata nel residence per le pulizie e costituita parte civile, ha raccontato che era capitato che lui uscisse per incombenze simili.

Poco chiara la ricostruzione effettuata dall’ispettore dello Spresal che, chiamato a deporre, impreparato è stato congedato dal pm Anna Maria Rossi per essere risentito alla prossima udienza.

 


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