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frontalieri

TORINO - 23-11-2021 -- Che sia la volta buona? Quasi un anno fa i governi italiano e svizzero chiusero il patto fiscale sui lavoratori frontalieri che, fermo agli accordi del 1974, era già stato rivisto nel 2016, senza però che l’Italia lo ratificasse. La nuova intesa porterà chi, residente nella fascia di confine italiana (20 chilometri), attualmente paga le tasse nella Confederazione, a farlo in Italia. Ciò varrà per i nuovi frontalieri -i vecchi avranno un regime transitorio- e porterà alla fine dei cosiddetti ristorni, il denaro prelevato dalle imposte incassate che la Svizzera riversa a Roma e agli enti locali in cui i dipendenti risiedono, affinché vengano loro garantiti i servizi.

La scorsa settimana Berna ha dato il primo via libera al nuovo patto. La Cet-s, Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati ha fornito parere favorevole raccomandando al parlamento di approvare l’accordo, facendo però anche attenzione ad alcune norme che si prestano a interpretazioni e per le quali il consigliere nazionale ticinese Marco Romano ha presentato una specifica mozione.

Intanto ieri, a Torino, l’assessore regionale all’Emigrazione Maurizio Marrone ha riferito ai componenti della terza Commissione del Consiglio regionale che la partita ristorni vale, per l’anno in corso, 8 milioni. A tanto ammontano le somme che rientreranno nelle province di confine, nella fattispecie nel Verbano Cusio Ossola, che quotidianamente vede migliaia di persone recarsi al lavoro in Ticino e nel Vallese.

 


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