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VERBANIA - 18-11-2021 -- L’automobilista effettuò una manovra vietata e imprudente, ma il motociclista viaggiava a una velocità eccessiva, non adeguata alle condizioni della strada. È finita con una condanna ma con il riconoscimenti del concorso di colpa il processo che ha giudicato l’incidente mortale avvenuto a Premosello Chiovenda il 17 novembre del 2018.

Tre anni esatti fa (ieri è stato l’anniversario della tragedia), di sabato mattina, Daniele Boscani, cuoco di 33 anni residente a Gravellona Toce, si stava recando sul posto di lavoro, alla casa di riposo di Vogogna. Guidava una moto Kawasaki ER-6N che, nel rettilineo di 700 metri che porta al centro abitato di Premosello, si scontrò con la Citroen Xsara Picasso di un cliente che il meccanico Vincenzo Reina aveva utilizzato per andare a prendere il caffè all’Enoteca dell’Arco. Reina – così è stato ricostruito, anche dai testimoni oculari – svoltò a sinistra senza fermarsi in mezzo alla carreggiata a guardare. L’impatto, violentissimo, avvenne all’altezza del montante del parabrezza destro. La moto s’accartocciò letteralmente distruggendosi e il suo conducente, dopo aver colpito l’auto, volò a cinque metri di distanza. Riportò traumi gravissimi e, nonostante l’intervento del 118, spirò un’ora più tardi al Dea dell’ospedale San Biagio di Domodossola, lasciando la moglie, due bambine piccole, i genitori e la sorella.

I rilievi furono effettuati dalla Polstrada e, in fase di indagini, la Procura nominò un consulente che stabilì in 67 chilometri orari la velocità della moto al momento dell’impattò. Per il consulente delle parti civili, i familiari costituiti con l’avvocato Giuseppe Russo, andava a 46 l’ora. Diametralmente opposte le risultanze dei periti dell’assicurazione e dell’imputato, difeso dall’avvocato Thomas Altana, secondo cui la moto viaggiava rispettivamente a 102 e 116 orari.

“Dai danni sopportati dalla moto è inverosimile che fosse sotto il limite di velocità – ha detto il pm Fabrizio Argentieri, chiedendo la condanna del meccanico a un anno e mezzo ma riconoscendo il concorso di colpa –. Quanto fosse veloce poco rileva: di sicuro non a una velocità adeguata alla situazione per cui potesse fermarsi in tempo”.

Le relazioni dei periti sono state il nodo del processo. Per la famiglia, che in aggiunta alla somma già versata dall’assicurazione ha chiesto 350.000 per ciascuna delle figlie del cuoco, 200.000 l’uno per la vedova, i genitori e la sorella, quel padre di famiglia era un motociclista prudente che non correva, contrariamente a quanto affermato da alcuni testimoni. Per la difesa, che in principalità ha chiesto l’assoluzione, la velocità fu cruciale per l’impatto.

Il giudice Donatella Banci Buonamici s’è pronunciata per la condanna, riducendo la pena a un anno per via del concorso di colpa e delle altre attenuanti, con medesimo periodo di sospensione della patente, e con il risarcimento delle spese legali alle parti civili e del danno da stabilire in sede civile.

 


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